Il nuovo social che fa impazzire i giovani, in tour anche in Italia

scritto da il 08 Agosto 2017

 

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Imprenditori di se stessi, esterofili e nativi digitali: queste sono le parole che meglio connotano i teenager e che ricercano anche nei social. I giovanissimi della Generazione Z sono nati e cresciuti nell’era della Tecnologia Digitale mentre i Millennial hanno visto il passaggio delle due ere, quella analogica e quella digitale. Oggi ci sembra preistoria, ma quando è nato un Millennial l’unico telefono disponibile era il fisso, le foto si stampavano e la musica si ascoltava sul caro vecchio walkman. L’uso dei social media è profondamente diverso tra le due generazioni e si potrebbe sintetizzare con due verbi: “condividere” è la parola d’ordine dei Millennial, “fare” è quella della Gen Z.

Il social preferito dai Millennial è Facebook, che permette loro di condividere emozioni, pensieri, esperienze e foto. Invece i ragazzi della Gen Z hanno la cultura digitale nel loro DNA quindi per loro non è una priorità quella di condividere ma quella di rappresentare in formato digitale la loro vita, di essere protagonisti di un cambiamento e connettersi al resto del mondo stando molto attenti alla privacy. I social sono per loro uno stile di vita, non solo divertimento.

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È curioso notare che nel 2014 ben il 25% dei giovani tra i 13 e i 17 anni abbia abbandonato Facebook a favore di nuove piattaforme social che stanno crescendo molto negli ultimi tempi, un esempio è Musical.lyMusical.ly è una piattaforma nata nel 2014 a Shangai che permette di creare e comunicare video in cui si mimano e ballano le canzoni più famose. Prima di caricare il video, si sceglie una canzone e si procede con la registrazione del proprio video della durata massima di 15 secondi. Il video può essere modificato e trasformato con creatività perché si possono scegliere numerosi filtri ed effetti speciali come ad esempio velocizzare il ritmo o rallentarlo. E’ possibile anche creare filmati più brevi, chiamati “live moments“, che sono essenzialmente GIF animate con musica di sottofondo.

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A maggio 2017 l’App ha superato i 200 milioni di utenti registrati, con circa 12 milioni di video caricati ogni giorno e in Italia sono circa 4 milioni gli utenti che lo utilizzano. Musical.ly non è solo virtuale, infatti è in corso il tour “Muser Battle” con tappe in tutta Italia dove si possono sfidare ragazze e ragazzi su tre categorie: ballo, canto e video con effetti speciali. La tappa a Roma realizzata a Maggio ha visto partecipare più di 3.500 giovani e il 1 ottobre ci sarà a Milano la tappa finale con la proclamazione dei vincitori.

Il successo di questa piattaforma è determinato da due fattori: imprenditorialità e internazionalizzazione. Sono gli stessi ragazzi i protagonisti delle loro storie che racchiudono assieme musica ed emozioni e questo approccio li fa sentire prima di tutto imprenditori di se stessi e per questo motivo si fanno chiamare “musers”.

Inoltre la musica rappresenta ciò che di più internazionale possa esistere. E la peculiarità di questo social è che non conosce confini geografici. Se Facebook è una rete di amici virtuali ma molto legata al proprio territorio di appartenenza, Musical.ly è una rete di “fan” che non necessariamente si conoscono e che possono appartenere a tutte le nazionalità.

L’utilizzo di questo social è consentito, in teoria, a partire dai 13 anni. Tuttavia, a giudicare dai video caricati, molti utenti sembrano essere molto più piccoli, e qui si apre lo spinoso tema se consentire o meno l’utilizzo di questa piattaforma agli under 13. E’ interessante notare che originariamente Musical.ly voleva avere uno scopo didattico per facilitare l’apprendimento dei giovani attraverso video caricati dagli insegnanti per andare incontro alle nuove modalità di acquisizione delle conoscenze il più vicino possibile a quelle preferite dai ragazzi. Se è difficile stabilire se Musical.ly oggi abbia o meno un valore educativo, sicuramente si può dire che è uno strumento che rappresenta una nuova generazione che ha aspirazioni più concrete e internazionali rispetto a quelle precedenti, in primis avere successo.

Ultimi commenti (4)
  • Monica D'Ascenzo |

    Forse il segnalare il fenomeno non era così fuori luogo viste le attuali valutazioni della app:
    Il gigante dell’universo digitale cinese, Bytedance Technology, azienda di Pechino proprietaria della piattaforma social di aggregazione di notizie online Toutiao interessato a rilevare Musical.ly, startup fondata a Shangai nel 2014 da Alex Zhu e Luyu Yang, con uffici in California e capace di conquistare il credito di oltre 60 milioni di utenti attivi su base mensile, la maggior parte dei quali americani. Il servizio che l’ha resa popolare tra adolescenti e teenager (anche italiani) permette la creazione e la condivisione di video messaggi con sottofondo musicale attraverso apposita app: per acquisirla Bytedance avrebbe messo sul piatto una cifra compresa fra gli 800 milioni e il miliardo di dollari.
    http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2017-11-10/musically-social-cantare-e-ballare-passa-mano-un-miliardo-dollari-161758.shtml?uuid=AEjgfe8C

  • Noreddine |

    A questi livelli una testa come il sole 24 ore è scesa così in basso, il chi credevo che una cosa seria invece è tutta propaganda , anche se l’app ha un eco tra i giovani sarebbe più incora gente spingerle verso lo studio, l’apprendimento , e la crescita e non presentare l’app come il modello di internazionalizzazione, è sbagliato svegliatevi e poi ci chiediamo come mai i nostri figli commettono delle errori madonnale, avete mai parlato del valore educativo italiani del megliore entro della scuola dentro e fuori , la etnologia aiuta ma non’e. La soluzione siamo noi la soluzione noi con i nostri cervelli sentimenti educazione civica rispetto e culrura non solo tasti e video

  • Fly |

    Articolo superficiale, mi sembra quasi una sorta di marchetta all’app (che sinceramente non conoscevo). Non si spiega minimamente il concetto del “condividere” vs “fare”. Poteva essere interessante ma mi sembra davvero una grossa fesseria…

  • G |

    Ma quale “imprenditorialità”? Ma quale “fare” invece di “condividere”? Questi giocano, sono solamente bimbi che giocano.