Generazione Z @Work

scritto da il 07 Marzo 2017

modern-workforce-infographic-2Come si può immaginare la Generazione Z al lavoro?

C’è chi l’ha studiata e l’ha interrogata. E chi, come noi , la osserva tutti i giorni, a casa, a scuola e su YouTube. No, non la si può immaginare al lavoro, perché al lavoro, come lo intendiamo noi, non ci vuole andare.

Magari esistesse un identikit perfetto di una generazione che comprende ragazze e ragazzi dai 16 ai 22 anni. Eppure alcune ricerche hanno provato a disegnarlo. E l’identikit ha evidenziato 3 tratti peculiari:

  1. Il 47% di questa generazione desidera fondare una propria start up ed è abbastanza indifferente alle grandi organizzazioni
  2. L’84,5% sceglierà il lavoro per passione e non per ragione
  3. E il lavoro deve essere divertente, innovativo e vario. E i post millennials sanno già che non è quello che li aspetta…
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Fonte: Etude BNP Paribas Génération Z, 2015

Proviamo a fare un affondo, dai grandi numeri delle ricerche ad un ragazzo: è Favij, uno dei più famosi YouTuber in Italia che a soli 20 anni ha fatto della sua passione per i videogiochi una professione con più di 3 milioni di follower. Lui ha sempre detto che fare i video è il suo lavoro fino a quando Sky gli ha proposto di collaborare. E Favij ha negoziato. Non è entrato in azienda come molto probabilmente siamo entrati noi.

E’ entrato a queste condizioni che sono esemplificative di quello che i giovani vogliono e quelle che le aziende devono offrire per attrarli:

  1. Posizione di responsabilità: Favij è entrato come Direttore di programmazione di una rete temporanea. Ha accettato quindi una posizione che prevede delle decisioni da prendere, dei prodotti nuovi da lanciare, il coinvolgimento di uno staff per l’execution. La Generazione Z non vuole lavorare per gerarchie e infatti il modello a cui si ispira è quello delle start up dove si lavora per obiettivi. Quante aziende sono disposte ad investire sui giovani in posizioni di leadership? In quanti consigli di amministrazione è presente un millennial?

  1. Temporaneità dell’incarico: Favij ha accettato un incarico temporaneo. La fedeltà e il posto fisso non sono i desiderata dei giovani e forse qui possiamo trovare una comunione di intenti con le aziende a patto che il fenomeno non si trasformi in una minaccia di un’attrition che non garantisca il ritorno sui programmi di formazione e sviluppo che molte aziende prevedono per i neo laureati.
  2. Pluralità di incarichi: Favij non ha smesso di fare il suo lavoro anche durante l’incarico in Sky. Nel rapporto che Accenture ha presentato a Davos nel 2016, ha parlato di “liquid workforce”. E ha previsto che entro il 2020 circa la metà della forza lavoro sarà composta da freelancer e non sarà una scelta obbligata ma una nuova modalità di lavoro prodotta dall’economia digitale dove la stessa persona fa più lavori contemporaneamente. Le nostre aziende sono pronte a recepire questa esigenza ?

Se l’immaginazione va oltre la conoscenza, potremmo dire che le aziende italiane stanno facendo molti passi in avanti per cambiare i loro stili e modelli. Sarà importante condividere questi nuovi modelli per velocizzare il processo di attrazione e valorizzazione del talento dei giovani e in generale il talento di più generazioni presenti in azienda.

Ultimi commenti (1)
  • andregizu |

    penso che il 47% di cui sopra farebbe bene, prima di cimentarsi, a verificare le % di successo delle start up nel mondo Vs quelle che falliscono entro i primi 2-3 anni; dopodichè sarà felicissimo di poter essere inserito agli ultimi posti delle gerarchie in azienda..Welcome to the Jungle babyZ