Genitori separati, il collocamento paritario previsto dal contratto di governo ha senso?

scritto da il 20 Giugno 2018

Family problem

Nel contratto per il Governo della Lega e 5Stelle si propone come regola l’affido condiviso con collocamento paritario per realizzare un equilibrio tra le due figure genitoriali, rivalutando il mantenimento in forma diretta. L’affido condiviso dei figli minori dal 2006 (L.54/2006) è la regola per l’affido dei figli a seguito della cessazione della convivenza tra i genitori. Dal 2006 infatti l’affido condiviso che prima era l’eccezione è divenuta la regola, nel mentre l’affido esclusivo è divenuto l’eccezione.

Non c’è alcun dubbio che per una crescita equilibrata e sana di un figlio sia opportuna la frequentazione effettiva con entrambi i genitori (qualora naturalmente non ci siano indicazioni diverse dovute a situazioni particolari). E i genitori, dal canto loro, dovrebbero cercare di condividere la quotidianità del figlio o della figlia, anche dopo la separazione. Eppure la soluzione proposta nel contratto di governo M5s-Lega, sebbene sembri andare nella direzione di un maggiore equilibrio fra mamma e papà nella vita dei figli, non convince gli esperti se diventa una norma: “Ritengo – commenta l’avvocata Roberta Rustia, specializzata in diritto di famiglia e presidente dell’Osservatorio del diritto di famiglia della sezione di Trieste – che un collocamento paritario non possa essere dato come regola ma potrà essere dato solo dopo un’attenta valutazione di ogni caso concreto. La nostra cultura è diversa da quelle nordiche, sulla base delle quali si formano le statistiche, e non molto tempo fa era l’uomo che lavorava e la donna che accudiva la famiglia e i figli. Con l’emancipazione della donna e le esigenze economiche delle famiglie, anche la donna ha iniziato a lavorare, ma molto spesso si limita ad accettare lavori part-time che la occupino solo al mattino per continuare ad accudire i figli”.

Quindi, la valutazione sarebbe da fare caso per caso. Nel caso in cui un genitore, ad esempio, si assenti spesso per motivi di lavoro fuori sede o che abbia un lavoro che lo impegni tutta la giornata, certamente l’affido alternato sarebbe inapplicabile e, se dovesse venire imposto, andrebbe a finire che la “quotidianità del figlio” non la vivrà il padre o la madre (a seconda di chi abbia gli impegni di lavoro fuori sede), ma la baby-sitter o le nonne.

Quali sono allora i parametri fondamentali che si devono considerare? “Oltre al lavoro dei genitori – prosegue l’avvocata Rustia – si dovrà tener conto, prima di dare il collocamento paritario, del grado di conflittualità tra le parti e infatti, se questa è elevata, impedisce il dialogo e la collaborazione necessaria rischiando di mettere i figli nel mezzo di diatribe e di far vivere loro vite diverse e distinte a seconda che stia con il padre o con la madre. Certamente ciò è nocivo per l’equilibrio del minore”.

Non solo. Si dovrà considerare anche l’età del minore e la sua capacità di adattarsi ai diversi ambienti e l’elaborazione delle diverse realtà. “Solo valutando in concreto tutti questi fattori a mio avviso il giudice potrà dare il collocamento paritario, in caso contrario dovrà dare il collocamento prevalente a quel genitore che più possa garantire al minore una maggiore continuità e abitudinarietà nella vita quotidiana” prosegue l’avvocata Rustia.

Di recente la Corte d’Appello di Trieste ha riformato una sentenza del Tribunale di Pordenone che aveva dato il collocamento paritario alternato sulla base proprio della conflittualità tra le parti, del lavoro di un genitore e della tenera età del bambino.

Altra questione, poi, è quella del mantenimento. Il collocamento paritario non esclude a priori un contributo al mantenimento, basti pensare al caso in cui un genitore ha un reddito alto e l’altro basso. In tal caso certamente il genitore più abbiente dovrà versare a quello meno abbiente una somma quale contributo al mantenimento del figlio per evitare che questi viva una settimana da ricco e una da povero. Solo in caso di parità economica e di collocamento paritario si potrà avere la contribuzione diretta, che significa che ogni genitore deve mantenere il figlio nel tempo in cui questo trascorre con lui nel mentre le spese straordinarie saranno divise al 50%.

In conclusione, difficile stabilire una norma definita che tenga conto di tutti questi fattori. Sarà, comunque, necessaria una valutazione per ogni singolo caso. A vantaggio dei figli naturalmente, non dei genitori.

Ultimi commenti (17)
  • Claudio Sorgini |

    no, putroppo non dipende se vivi o meno in un igloo ma se il giudice legge ed è in grado di capire cosa legge … la legge esisterebbe anche oggi ma troppo spesso le sentenze di separazione sono scritte su ciclostile e quelle di divorzio sono fotocopie … raramente a favore dei padri e MAI a favore “vero” dei figli …

  • Nuccio |

    È vergognoso come ancora si possa pensare ,in virtù di non so cosa ,escludere un genitore e in questo caso sempre il padre ,dalla vita dei propri figli . Per chi non l’avesse ancora capito i conflitti nascono perché uno esercita prepotenza nei confronti dell’altro e guarda caso è sempre la donna . Ma al di là di qualsiasi conflitto ,che terminerebbe qualora un papà non fosse costretto ad elemosinare qualsiasi cosa , i figli hanno bisogno delle due figure perché sono stati generati da una madre e da un padre e non vogliono privarsene perché con l’affido prevalente è quello che poi succede regolarmente e lo sanno bene tutti . Se un padre chiede l’affido paritario vuol dire che può prendersi cura del figlio in tutto e per tutto e smettetela di giustificare ogni volta ogni cosa in base al lavoro o quant’altro. Pur di avere mio figlio potrei rinunciare a qualsiasi cosa e non capisco come mai ,visto che le donne lavorano come gli uomini e lottano tutti i giorni per avere gli stessi diritti, questa regola non viene mai applicata. Siamo stanchi di non vedere riconosciuti i nostri diritti

  • Giancarlo Battisti |

    Il punto di partenza è di arrivo dovrebbe essere la tutela dei minori nel rapporto conflittuale di coppia. Avvocato le sembra che oggi questo principio elementare venga tutelato? La retorica fine a se stessa, se pur spacciata come contributo al pensiero, non la assolve dal non vedere il problema di tutela inesistente in Italia e dal non pensare ed essere propositiva con una qualsivoglia proposta costruttiva. La sensazione che si ha leggendo è che non solo non conosca il problema ma che abbia scritto l’articolo solo per soddisfare la borsa.

  • Antonio De Santis |

    Forse l’avvocatessa non sa o ignora che dai 3 anni in poi i figli vanno a scuola, che esistono pre e post scuola e che la scusa per le madri dello stare a casa x accudire i figli è solo un alibi x fare le parassite

  • Alessandro |

    Sarebbe opportuno che il presidente di un osservatorio del diritto di famiglia prendesse atto dei dati sul benessere dei figli derivante da una adeguata bigenitoriità. Il punto di partenza deve tassativamente essere una parità genitoriale che oggi nel nostro paese è inesistente, salvo accordo consensuale tra le parti (sempre che il giudice non ritenga di modificarle a proprio credo ideologico), con danni incalcolabili ad intere generazioni di figli di separati, con l’aggravio di padri massacrati emotivamente e materialmente da un sistema fallimentare e i dati sono di statistiche italiane non del nord Europa. Quasi il 30% di perdita di rapporto col genitore non collocatario o assegno di mantenimento identico a quello applicato prima della legge del 2006, frequentazione del 13% contro 87% del genitore collocatario (che non dovrebbe neanche esistere).
    Il punto di partenza dovrebbe essere paritario ed eventualmente, caso per caso, modificato.
    Oggi ogni padre è costretto a una giudiziale per ottenere un elemosinato tempo con i propri figli e pagandolo a caro prezzo, prima con gli avvocati prezzolati e poi col mantenimento tramite “assegno”, che come ben saprà non dovrebbe neanche più esistere.

    Cordialmente