Vogliamo essere tutti uguali. Sì, ma uguali a chi?

scritto da il 09 Marzo 2018

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L’Università di Georgetown ha appena rilasciato un rapporto che si intitola: “Le donne non possono vincere”. Ma vincere cosa? La gara contro gli uomini, contro sé stesse oppure contro il sistema? Il rapporto parla del persistere del divario salariale, che negli Stati Uniti resta del 9% anche in condizioni di perfetta parità educativa e di profilo professionale. E aggiunge che le donne:
1. tendono a scegliere lavori remunerati meno;
2. hanno un maggiore carico familiare da gestire;
3. devono dimostrare di avere maggiori qualifiche per ottenere lo stesso livello reddituale degli uomini.
Insomma, gli anni passano e la strada per la parità sembra farsi sempre più lunga.

Perché? Forse perché, quando chiediamo di “essere tutti uguali”, non ci rendiamo conto che rafforziamo senza volerlo la parte sottintesa dall’uguaglianza: vogliamo essere tutti uguali sì, ma “a chi”? Ciò che viene implicitamente accettato diventa la parte del sistema che non cambia, perché resta invisibile e traccia il recinto da cui non è possibile uscire. E’ il nostro muro, la barriera al cambiamento.

Senza rendercene conto, stiamo cercando un’uguaglianza che non cambia il perimetro entro cui ci muoviamo, e il perimetro – invisibile, dato per scontato – è quello maschile.

Nel perimetro maschile, le professioni di cura “valgono meno” di quelle ingegneristiche e informatiche. Nel perimetro maschile, l’uomo in casa “aiuta” la donna: può farlo sempre di più, ma resta un ruolo di supporto. Nel perimetro maschile, le caratteristiche maschili sono lo standard a cui quelle femminili devono dimostrare di sapersi adeguare. Se il recinto è dato, il contenuto può cambiare ben poco.

Il perimetro maschile è stato ormai abbastanza “invaso” dalle donne. Rendono meno, perché giocano uno sport che non è il loro. Corrono meno, perché calzano scarpe troppo grandi. Crescono meno, ma è anche perché sono meno motivate: spesso nel recinto ci sono entrate solo perché era l’unico posto disponibile. Ma il recinto si è fatto stretto e limitato, non basta più per la varietà di contenuti che in massa critica vi si stanno riversando. Resiste, come è naturale per i recinti, e i risultati si vedono. Nelle recenti elezioni italiane, meno del 30% degli eletti sono donne. Questione di talento, dicono ancora alcuni. Il recinto prima o poi cederà, ci dice invece la storia.

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