#Martinasiamotutte L’appello di una donna sopravvissuta al femminicidio

scritto da il 12 Febbraio 2018

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Il suo viso è devastato dalle botte, gonfio dalla violenza. Ha deciso di mostrarlo rompendo la paura, ha scelto di parlare con un filo di voce dal suo letto d’ospedale prima di subire un lunghissimo intervento ricostruttivo. «Non deve succedere più a nessuna donna». Sono le parole di una sopravvissuta al femminicidio. Letteralmente. viva per miracolo, scampata alla morte per un soffio.E noi di Alley Oop ne pubblichiamo qui la foto per rispettare il suo volere e il coraggio del suo gesto.

Martina Murgile, 40 anni originaria dell’hinterland milanese, da due anni residente a Macomer, cittadina della provincia di Nuoro, Sardegna, è stata aggredita violentemente la settimana scorsa dal suo compagno Francesco Falchi, 44 anni, che l’ha ridotta in gravi condizioni. Martina, nonostante le molteplici fratture al cranio, ha trovato ugualmente la forza e il coraggio per infrangere il silenzio e lanciare pubblicamente ai media il suo appello: «Aiutatemi a ricostruire la mia vita». Un grido d’aiuto che è stato accolto subito dalle donne che operano nella provincia nuorese e che da anni si impegnano per contrastare la violenza maschile sulle donne. Prima l’idea di una sottoscrizione attivata dal Centro Antiviolenza “Casa delle donne del Marghine” per raccogliere fondi a favore di questa donna che prima della brutale aggressione aveva una disabilità, probabilmente causata da maltrattamenti precedenti subiti da altri uomini; poi una fiaccolata di solidarietà, oggi 12 febbraio alle 18.00, per ribadire un messaggio importante: no alla violenza sulle donne. Perché come dice l’hashtag lanciato sui social per sostenere l’iniziativa #Martinasiamotutte .

La manifestazione di Macomer è promossa da un gruppo di donne e uomini del Marghine e da Punto Donna, associazione attiva da sempre nella lotta alla violenza di genere con il Centro antiviolenza “Rete Rosa Marghine” : «Martina ha con coraggio mostrato il suo volto. Abbiamo accolto la sua richiesta di aiuto perché riteniamo indispensabile sostenerla ed essere solidali con lei» dicono le responsabili di Punto Donna che aggiungono: «In una realtà piccola come quella di Macomer, Martina con le sue difficoltà, con pochi soldi e pochi mezzi ha fatto quello che a livello internazionale stanno facendo il movimento #Metoo e tutte le donne che stanno raccontato gli abusi subiti».

La scelta di Martina non è stata sicuramente semplice. Quando una donna decide di denunciare pubblicamente, non sempre viene creduta. Il coraggio, a volte, non è premiato. Una grave ingiustizia che tramuta le donne da vittime a imputate da analizzare e accusare. Qualcosa sta però cambiando. Le vittime si stanno trasformando in potenti sopravvissute che diffondono audacia e resilienza. Sono donne che sfidano retaggi duri a morire: «Sapeva bene Martina che le reazioni sarebbero state molteplici e contrapposte: moltissime di solidarietà, così come molte contrarie» – scrive in un post di Facebook il Centro Antiviolenza “La Casa del Marghine” – «Chi sta cercando di mettere in dubbio la violenza subita, chi continua a non voler vedere davvero la violenza, parla di protagonismo e pubblicità. Se Martina fosse morta saremo state/i tutti solidali. Ma è sopravvissuta. E le sopravvissute alle violenze e femminicidi non hanno mai la totale solidarietà. Lo abbiamo visto con Asia Argento, lo abbiamo visto con tutte quelle che hanno scelto di metterci la faccia».

Quanto sia difficile per le donne lo dicono anche i dati appena emersi dalla relazione finale della Commissione Parlamentare d’inchiesta per il Femminicidio. Un quarto delle denunce per maltrattamenti vengono archiviate, ci sono tribunali come quello di Caltanissetta in Sicilia dove le assoluzioni dei maltrattanti vanno oltre il 40% dei casi, capita ancora che le violenze siano derubricate dalle forze dell’ordine come conflitti familiari. Ecco perché è importante scardinare la cultura della violenza. La fiaccolata di Macomer avrà oggi quindi un forte significato. Serve per dare valore alla voce di una donna che dice: “io sono una sopravvissuta”, una donna che chiede aiuto per rinascere.
La manifestazione partirà alle 18 da Piazza Due Stazioni e si snoderà tra le strade principali di Macomer.

Martina, intanto, è ancora ricoverata in ospedale: «L’intervento è andato bene. Le sue condizioni restano gravi. Ha perso la vista all’occhio sinistro. Il problema più grande riguarda però il suo futuro e non sarà semplice da risolvere. Non potrà forse più lavorare. Come farà?» chiede Luisanna Porcu, responsabile del Centro Antiviolenza “Onda Rosa” di Nuoro e segretaria nazionale della rete D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza) che subito è stata vicina a Martina. Le donne sole come lei non hanno il più delle volte, a eccezione dei Centri Antiviolenza i cui finanziamenti arrivano quasi sempre a singhiozzo, nessuna rete di protezione per iniziare una nuova vita. La forza di una sopravvissuta non basta a sopperire ai bisogni materiali della vita. Ma può essere così grande da poter spezzare le catene della violenza e chiedere senza paura libertà.