Il governo della parità targato Macron non ha nulla a che vedere con quello di Renzi

scritto da il 18 Maggio 2017

macronCi aveva provato anche Matteo Renzi nel 2014, quando presentò un governo (il primo in Italia) con parità di genere fra i ministri: otto donne e otto uomini. Emmanuel Macron, stessa generazione del premier italiano (il primo del 1977 e il secondo del 1975), ha fatto altrettanto: 18 ministri, nove uomini e nove donne. Parità assoluta anche fra i 4 sottosegretari.

In Italia la novità non durò molto. Se, infatti, il 22 febbraio 2014 l’allora premier presentò una squadra di ministri “paritaria”, solo una settimana dopo, con la nomina dei viceministri la quota femminile era già scesa al 32%, per ridimensionarsi ulteriormente al 27% con la nomina dei sottosegretari. Non si trattò, poi negli anni, solo di un calo di percentuali, ma anche di peso con le dimissioni rassegnate dall’ex ministro degli Esteri Federica Mogherini (sostituita da Paolo Gentiloni) , con quelle dell’ex ministro per gli Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta (sostituita da Enrico Costa) e l’avvicendamento Di Carlo Calenda a Federica Guidi a capo del ministero per lo Sviluppo Economico. Il rapporto è così sceso a 11 uomini e 5 donne (69% contro 31%)  fra i ministri e a 35 uomini e 11 donne (76% a 24%) fra viceministri e sottosegretari. Senza considerare, inoltre, che non è stata riconosciuta dignità di ministero alle Pari opportunità, rimaste in capo al premier fino alle deleghe date a Maria Elena Boschi. Se a questo quadro si aggiunge una politica frammentata per la famiglia (con una natalità ai minimi storici pari a 1,37 figli per donna) senza una strategia complessiva (nonostante gli annunci del ministro della Famiglia Costa di un’armonizzazione delle misure in essere) e nessuna iniziativa specifica ed efficace per incrementare l’occupazione femminile italiana (ancora ancorato al 48%), non si può certo dire che il governo Renzi abbia avuto fra i suoi obiettivi la realizzazione di una parità di genere nel Paese.

Certo Macron parte da presupposti ben diversi. In Francia la natalità è attorno al 2,01 figli per donna (dati Eurostat) grazie agli investimenti che i governo francesi hanno fatto sulla famiglia (intesa nel senso più ampio possibile, tanto che il 50% dei bambini nasce fuori dal matrimonio contro il 25% italiano) pari al 3,5% del Pil (4% fino al 2013). Questo si traduce in aiuti economici alle famiglie (che aumentano all’aumentare del numero dei figli) e in strutture di assistenza infantile che permettono alle madri di coniugare lavoro e impegni di cura tanto che l’occupazione femminile è attorno al 60% (obiettivo europeo stabilito a Lisbona per il 2010 e clamorosamente mancato dall’Italia). Nel gennaio 2014, poi, il governo approvò un’estensione del congedo parentale dedicato ai papà: viene riconosciuto un periodo aggiuntivo di sei mesi per il “secondo genitore”, per un totale complessivo di un anno per i due genitori. Periodo che sale a tre anni (sei mesi al padre) dai due figli in su. Da noi, invece, si continua a discutere su un giorno in più o in meno da concedere ai papà, facendo un passo avanti e due indietro.

Insomma, a conti fatti la parità del governo Macron appare molto più sostanziale e frutto di un’evoluzione culturale e sociale di decenni, di quella solo formale del governo 2014 a firma Renzi. Certo si potrà giudicare solo a fine mandato. A noi italiani non resta che una strada in salita per recuperare posizioni, perché come sottolinea il demografo Ron Lesthaeghe: “For the economy Germany is the strong man of Europe, but when it comes to demography France is our fecund woman”. E l’Italia rischia di essere un vecchio scapolo esodato che vive in casa con i genitori, se non si dà una mossa.

PRIMA FILA, IN ALTO DA SX: G. Collomb, N. Hulot, F. Bayrou,Per i curiosi di chi è chi, ecco i 18 ministri e i 4 sottosegretari

Ministro dell’Interno: Gerard Collomb (1947)

Ministro della Transizione ecologica: Nicolas Hulot (1955)

Ministro della Giustizia: Francois Bayrou (1951)

Ministra della Difesa: Sylvie Goulard (1964)

Ministro degli Esteri: Jean-Yves Le Drian (1947)

Ministro della Coesione dei Territori:Richard Ferrand (1962)

Ministra delle Solidarietà e della Salute: Agnes Buzyn (1962)

Ministra della Cultura: Francoise Nyssen (1951)

Ministro dell’Economia: Bruno Le Maire (1969)

Ministra del Lavoro: Muriel Penicaud (1955)

Ministro dell’Educazione nazionale: Jean-Michel Blanquer (1964)

Ministro dell’Agricoltura: Jacques Mezard (1947)

Ministro dell’Azione e dei Conti pubblici: Gerald Darmanin (1982)

Ministro dell’Insegnamento superiore: Frédérique Vidal (1964)

Ministra dell’Oltremare: Annick Girardin (1964)

Ministra dello Sport: Laura Flessel (1971)

Ministra dei Trasporti: Elisabeth Borne (1961)

Ministra degli Affari Europei: Marielle de Sarnez (1951)

Sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento e portavoce del governo: Christophe Castaner (1966)

Sottosegretaria per la Parità tra donne e uomini: Marlène Schiappa (1982)

Sottosegretaria per le Persone handicappate: Sophie Cluzel (1961)

Sottosegretario per il Digitale: Mounir Mahjoubi (1984)