Alla ricerca delle mie radici nello studio di nonno Franco. Conversazione con Paola Albini

scritto da il 17 Febbraio 2017

Paola Albini nello studio del nonno (foto di Ilaria Defilippo)

“Non sono architetto, l’unica della famiglia Albini ad aver scelto una strada diversa” racconta Paola Albini, nipote del celebre architetto e designer Franco Albini (1905-1977) e ora vicepresidente della Fondazione dedicata al nonno in Via Telesio a Milano, proprio negli spazi in cui lui stesso ha lavorato e in cui ora risiede lo studio del papà di Paola, l’architetto Marco Albini. “Avevo 5 anni quando lui è mancato. Ho un ricordo chiaro dei suoi occhi, di una dolcezza profonda”. Paola è cresciuta circondata dagli oggetti del nonno designer, ma “quando hai le cose davanti ogni giorno quasi non ci fai caso”, e inoltre, spiega “mio padre non mi ha mai raccontato molto di lui”.

Paola, 44 anni, ha lavorato in teatro, è stata assistente alla regia di Peter Stein e ha partecipato alla realizzazione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Torino 2006. Nello stesso anno in Triennale a Milano si stava lavorando alla grande mostra “Zero Gravity” in occasione del centenario dalla nascita di Franco Albini ed è stato naturale far realizzare alla nipote il video della mostra: Ho iniziato così a dipingere il ritratto di mio nonno, andando alla ricerca delle mie radici. Ho intervistato Renzo Piano, Vittorio Gregotti, Paolo Portoghesi e tanti altri grandi che con lui avevano lavorato”. “Ho cominciato a fare ricerca nell’archivio (vincolato come patrimonio storico italiano dal 2002); ho trovato lettere e documenti che non si riferivano solo a mio nonno ma al contesto in cui mio nonno operava, quello degli architetti della scuola di Milano”. Alcune di queste lettere provenivano dai campi di concentramento, spiega Paola: “Quando ho letto quelle lettere mi sono commossa, e ho scritto uno spettacolo, 8 anni fa, rimasto nel cassetto fino al 2015”.

Paola Albini fotografata insieme al corrimano della Metropolitana Milanese progettata dal nonno Franco Albini e da Franca Helg - foto di Ilaria Defilippo

Paola Albini insieme al corrimano della Metropolitana progettata dal nonno Franco e da Franca Helg (foto Ilaria Defilippo)

“Il testo dello spettacolo ‘Il Coraggio del proprio tempo’ non è su Franco Albini, ma usa Franco Albini come protagonista per raccontare la sua storia, che in realtà è la nostra storia, quella degli anni del fascismo, in cui si racconta di questi giovani architetti che si incontravano nei bar di Milano…” aggiunge Paola. Il racconto della Milano delle esplosioni, del fermento e della battaglia per restituire dignità a tutte le persone, a partire dalle case popolari. “Mio nonno diceva: “bisogna usare la matita come una spada” e questo poi lo hanno fatto tutti gli architetti antifascisti”.

Grazie a quelle lettere mi sono affezionata, nonostante non fossi architetto, alla volontà di creare la Fondazione Franco Albini perché volevo far passare i valori sottesi al movimento moderno, quel senso del collettivo, della missione sociale di una professione che potesse servire alla società in cui vivevano, continuando a mettersi in discussione, per dare risposte a bisogni sempre nuovi”. Una Fondazione che quest’anno compie 10 anni che verranno celebrati con un fitto programma di eventi e in cui Paola si è impegnata totalmente da diversi anni: “Tutto quello che ho fatto prima l’ho riportato in quello che sto facendo oggi per la fondazione, a cominciare dalla passione per il teatro e il linguaggio teatrale, che ritengo emozionale”.

Franco Albini e Franca Helg al lavoro - foto Fondazione Franco Albini

Franco Albini e Franca Helg al lavoro (foto Fondazione Franco Albini)

Paola infatti dopo il primo spettacolo —presentato anche all’estero negli Istituti Italiani di Cultura— ha lavorato alla seconda parte, che verrà presentata in anteprima l’8 marzo 2017 a Palazzo Marino a Milano: Il secondo spettacolo dal titolo ‘I colori della ragione’ si svolge nel dopoguerra ed è dedicato a Franca Helg (1920-1989), socia nello studio Albini-Helg dal 1952 fino alla morte di mio nonno nel 1977. Una pièce dedicata a quelle grandi donne che stanno dietro a un grande uomo”. “Franca Helg rappresenta una figura interessantissima, un grande esempio di emancipazione che si è fatta largo in un mondo di uomini”. Come emerge anche da un’anteprima dello spettacolo scritto da Paola: “Per lo spirito di quell’epoca, io, una delle poche studentesse del Politecnico, io, che ho inseguito le mie passioni, che mi sono fatta spazio fra un folto gruppo di uomini nell’insegnamento e nella carriera di architetto, io, ero considerata ‘contro natura’!”

Franca Helg ha partecipato a molti dei progetti più riusciti dello studio Albini-Helg che hanno fatto grande Milano, progetti come la Metropolitana di Milano che è valsa allo studio un pregiatissimo premio Compasso d’Oro: “Albini e la Helg sono stati chiamati dalla MM negli anni ’60, dopo che gli scavi erano iniziati e che erano stati riscontrati una quantità di problemi inesorabili: non c’era spazio e ne risultava un luogo claustrofobico, non sapevano come collegare le banchine alla superficie e non sapevano dove mettere gli impianti. Mio nonno e Franca crearono un insieme di innovazioni che poi sono state copiate in tutto il mondo: a partire dal pavimento in gomma a bolli prodotto da Pirelli, pensato appositamente per non scivolare quando pioveva, per arrivare alla segnaletica del progetto, affidata a Bob Noorda”. Un esempio ben riuscito? “La striscia continua con il nome della stazione ripetuta, in modo che la scritta si potesse leggere dal treno in corsa”. E poi il segno caratterizzante, il corrimano rosso: “Un fil rouge, che come il filo d’Arianna ti conduce e non ti lascia mai, dalla superficie fino alla banchina”.

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Ma oltre ai progetti di larga scala Paola ricorda con affetto alcuni pezzi di design progettati dal nonno. Uno di questi è la sedia Luisa, dedicata alla segretaria dello studio. Oppure la radio, un pezzo unico: “Ricordo che era in casa sua. Era un regalo di nozze, una radio in legno che mio nonno Franco ha smontato evidenziando solo gli elementi essenziali, quelli che valeva la pena mostrare. Sono particolarmente affezionata all’idea, mi ha sempre fatto immaginare come potesse essere lui”.

E poi c’è Cicognino, il tavolino: “Sono molto affezionata a questo oggetto, è diventato una specie di personaggio al quale ho dedicato il libro “Le avventure di Cicognino – il design spiegato ai bambini”, che ho realizzato insieme a una giovanissima Giorgia Gucciardo e che uscirà ad aprile per Corraini. Cicognino è il protagonista della storia e desidera conoscere chi lo ha creato, andando così alla ricerca delle sue radici” —un po’ come ha fatto Paola stessa. “Una vecchia signora spiega a Cicognino chi era Franco Albini, raccontandogli perché è nato il design. L’idea è che le cose che ci circondano sono progettate e i grandi progetti sono quelli più semplici, pensati per aiutarci a rendere più semplice la vita di tutti i giorni”.

“Mio nonno sosteneva che è più dalle nostre opere che diffondiamo le nostre idee che non attraverso noi stessi”. Questa frase mi ha molto colpito e mi è rimasta dentro in tutti questi anni”. Un monito per Paola nella perseveranza con cui continua a diffondere oggi il lavoro e la figura del nonno Franco Albini, un esempio per le generazioni future.

Paola e il ritratto del nonno Franco Albini - foto Ilaria Defilippo

Paola e il ritratto del nonno Franco Albini (foto Ilaria Defilippo)