12 Ottobre 2017

Ma se sono io a mettermi all'angolo?

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    "Nessuno può mettere Babe in un angolo". Sono giorni che mi risuona questa storica frase di Dirty Dancing, l'inizio dell'indimenticabile scena finale che ha accompagnato decine di pomeriggi della mia preadolescenza, sognando un Patrick Swayze qualsiasi che togliesse anche me dall'angolo. Negli anni ho capito che Patrick, bontà sua, non sarebbe arrivato, per lo meno non nelle sembianze del ballerino burbero e muscoloso ma dal cuore d'oro della mia infanzia. E che, soprattutto, non ci sarebbe stato proprio nessuno a tirarmi via dall'angolo, soprattutto quando all'angolo mi ci...

11 Ottobre 2017

Single, uomo e padre adottivo. Un caso di doppia morale

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  E' accaduto a Napoli pochi giorni fa, ha riempito le cronache e ispirato molti editorialisti. Una bambina, una neonata afflitta da sindrome di Down, dopo sette rifiuti da parte di coppie tradizionali, è stata data in adozione a un uomo, a un single. Volendo approfondire si scopre che l'uomo ha avuto la piccola in pre affido e che molto tempo passerà ancora in attesa di una decisione definitiva da parte del tribunale dei minori. Ma non è questo il punto. Pare anche che esista una legge dello Stato che norma le eccezioni di legge - concetto in sé che ha qualcosa di formidabile - è l'articolo 44 della legge 184 del 1983, che...

27 Settembre 2017

Radio 24 e il mondo visto dai papà

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  Dal dieci settembre, due padri si incontrano in radio per raccontare il mondo, la scuola, i figli, la famiglia da un punto di vista maschile. Lo fanno ogni domenica, dalle 11.00 della mattina, su Radio 24. Sono Matteo Bussola, disegnatore Bonelli, blogger fra i più amati, scrittore di successo con il suo Notti in bianco, baci a colazione, e Federico Taddia, giornalista, scrittore e autore prolifico e versatile. Ricordano i Moore e Curtis della serie tv the Persuaders, altrettanto scanzonati e fra loro diversi, insieme sono i Padrieterni. Bussola è l'icona della nuova paternità, quella di cura e presenza, quella che si...

14 Settembre 2017

La ringanxiety, le bufale e l'app che costringe i figli a rispondere al telefono

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Ci sono delle parole che ci qualificano. Non personalmente ma come generazione. Ringanxiety è una di queste. Il termine nasce dell’unione delle due parole inglesi “ring” e “anxiety” e quindi rispettivamente suono/squillo e ansia. In pratica vorrebbe identificare quelli che hanno la sensazione di avvertire il proprio cellulare che suona. Che lo sentono squillare anche quando è spento. Quelli che al posto di sentire le voci come i matti sentono le suonerie. Daniel Kruger e Kaikob Djerf, sono due ricercatori dell'Università del Michigan che hanno cercato delle prove per l'esistenza della patologia Ringanxiety....

09 Agosto 2017

Estate, un bambino su due la passa in città

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  Estate, tempo di vacanze. Le vacanze dei bambini, insieme ai nonni, con le madri che non lavorano, qualche tempo fa nelle colonie aziendali o parrocchiali, e le estati della nostra infanzia, infiniti serbatoi di ricordi. Eppure le vacanze sono un fenomeno recente, quelle di massa sono nate con il benessere del secondo dopoguerra e stando ai numeri di Save the children sono terminate per molti nel 2008, anche se forse non ce ne accorgiamo. Uno studio recente porta a galla numeri che suonano come un'emergenza. Oltre cinque milioni di minori non fanno vacanza per più di tre giorni l’anno e il periodo estivo, agosto...

04 Agosto 2017

Un albero al contrario: la storia di una bambina senza radici

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  Ginevra è una bambina di 11 anni, sola. Un giorno si presenta alla porta della comunità che dovrebbe diventare la sua nuova casa. Indossa il vestito di organza della prima comunione di due anni prima, un po’ stretto sulle spalle e in mano ha solo due grossi sacchi neri che contengono tutta la sua vita, trascorsa fino a un istante prima tra istituti e famiglie affidatarie. Ginevra arriva in comunità con tante paure: e se gli altri bambini fossero aggressivi e cattivi come nei suoi peggiori incubi? E invece, soprendentemnte, la prima sensazione che prova entrando è di “puro, immenso sollievo”, dietro la porta trova un...

12 Luglio 2017

La class action dei papà

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Si chiama Derek Rotondo, lavora in JP Morgan Chase e potrebbe essere la Rosa Parks, diquella "paternità moderna" che si agita sotto le ceneri delle nostre consuetudini. Derek, alla nascita del secondo figlio, decide di chiedere un congedo parentale di sedici settimane, quello previsto dal suo contratto per i primary caregiver, per il genitore di cura, ma se la vede rifiutare perché è un uomo, un padre, e a lui, secondary per definizione, spettano solo due settimane. Derek allora fa quello che da secoli si richiede agli uomini: impugna il coraggio e l'iniziativa e intenta causa alla sua azienda per discriminazione. Trova sponda...

30 Giugno 2017

Le mamme non sono meglio, ma non sono neanche peggio

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  “Si va bé, tralasciando tutte le assenze dal lavoro perché il bambino ha febbre/mal di pancia/male a un'unghia/c'è sciopero a scuola ecc ecc, tralasciando tutte le richieste di orari agevolati perché il bambino esce da scuola/dall'asilo/devo portarlo a calcio/nuoto/danza ecc ecc, con la gioia dei colleghi che devono lavorare il doppio..”.   E' uno dei commenti che trovate sotto a un video che racconta la storia di MAAM - maternity as a master (il programma che ho fondato e punta a trasformare la maternità in un'occasione di sviluppo di competenze lavorative). Video che ha scatenato la diatriba tra mamme e non mamme....

28 Giugno 2017

Perché abbiamo bisogno di un vero congedo di paternità

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“Quel tempo che non passi oggi con i tuoi figli, è lo stesso che desidererai un giorno se ci dovessimo separare”. Lo scriveva pochi giorni fa una persona cara, facendo riferimento al marito, e colpiva al centro del rapporto che divide le madri dai padri. Perché sarebbe il caso di ammetterlo, la distinzione fra “tempo di qualità e tempo di quantità”, cavallo di battaglia di molti padri, è una giustificazione delle assenze. Gli uomini sono ancora fortemente votati a un ruolo suppletivo e ludico, sono i breadwinner e si curano dei figli prevalentemente lavorando. D’altra parte è così che si ritiene debba funzionare. Le...

15 Giugno 2017

Lasciare la scelta ai bambini può non essere una buona idea

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Tutto inizia al parco giochi, alle altalene. Adulto a bimbo/a di un paio di anni: "Vuoi scendere per far andare questo bimbo che è in fila? No dai, su, ti va di scendere? .... Non vuoi?". E il maldestro tentativo si conclude con uno sguardo che vorrebbe essere complice all'adulto che accompagna il bimbo in fila che sottintende: "Eh, gliel'ho chiesto ma non vuole...". Poi prosegue a casa. Quando a bambinetti di 2-3 anni viene aperto un frigo stracolmo e si chiede un generico: "Cosa vuoi mangiare per cena?". E poi magari ci si innervosisce se rispondono "gelato". Oppure, più avanti, quando a bimbi dei primi anni delle elementari...