Cambio vita: le opportunità che offre l’agricoltura

scritto da il 17 Maggio 2018

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“L’agricoltura porta a un cambio vita, fa parte della natura. Curare e tutelare un territorio è un pò come diventare madre, poi non riesci più a non esserlo”. A parlare è Chiara Marchi, presidente dell’associazione Donne in Campo Trentino, affiliata alla Confederazione Italiana Agricoltori, un gruppo di donne  che hanno fatto della terra una scelta di vita. “Molte di noi provengono da un diverso sistema lavorativo. Alcune sono ex dipendenti pubbliche, ospedaliere o statali, con un lavoro sicuro e ben retribuito ma che evidentemente non dava loro quella soddisfazione di vita che invece dicono di avere adesso; altre provengono dal settore privato, quindi abituate a fare impresa, ma hanno preferito cambiare a volte spinte da aziende in crisi. Poi ci sono le giovani, non sempre figlie d’arte, che fin dal percorso di studio intraprendono questo percorso”. Molte aziende associate sono multifunzionali ossia affiancano alla coltivazione della terra l’offerta di servizi di tipo didattico, sociale, commerciale e di tutela del paesaggio, essenziali per mantenere vivo il territorio rurale”Spiega MArchi, aggiungendo: “Spesso vanno meglio le aziende agricole familiari con una persona, che hanno bisogno di poca manodopera extra piuttosto che quelle maggiormente strutturate, più grandi, che possono impiegare anni ad ammortizzare i costi delle attrezzature. Se c’è una filiera corta si riesce a ottenere una buona redditività. Purtroppo noi donne siamo brave a lavorare la terra, meno nella vendita, un ambito nel quale facciamo più fatica”.

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Chiara Marchi

Le Donne in Campo sono state contattate anche da Amazon: “Hanno chiesto i nostri prodotti ma non siamo in grado di garantire quello che chiedono: la quantità e la presenza costante del prodotto. Il nostro plus valore sta anche nel poter dire, per esempio, che il lampone è disponibile solo in un certo periodo dell’anno. Questi canali di vendita potremo imparare a utilizzarli più in là ma non in un futuro così immediato. La distribuzione a chilometro zero si sviluppa in maniera differente e a noi tutte piace ancora l’idea di conoscere i nostri clienti e, a volte, piantiamo gli orti con i prodotti che sappiamo già di aver venduto”.

Le Donne in Campo si contraddistinguono anche per il modo di lavorare attento alla qualità degli elementi, con una particolare sensibilità verso l’ambiente e il territorio, nella capacità di conservare e trasmettere le tradizioni locali, nell’amore per la cucina e nella conoscenza delle tecniche di conservazione dei cibi. “I prodotti che stanno guadagnando mercato sono le erbe spontanee e quelle officinali, il cui uso e tradizione era noto alle nostre nonne ma che per un periodo si è andato perdendo per problemi culturali ma adesso stanno riacquistando il loro valore” osserva Marchi.

farmerQuando è stata avviata l’iniziativa della Cia, a livello nazionale, circa quindici anni fa, l’attenzione era rivolta ai giovani, alle donne e ai pensionati. In Trentino l’associazione Donne in Campo è stata avviata una decina d’anni fa con sette associate, oggi sono quasi cinquanta. “Il mondo dell’agricoltura è talmente pratico e focalizzato sul proprio territorio che anche se si producono gli stessi prodotti non saranno mai uguali. È la bellezza del cibo di ogni singola zona. Non tutti sono abituati a riconoscerla, purtroppo. Questo facilità il fare rete, telefonarci e condividere situazioni”. L’esperienza di Chiara Marchi è il classico esempio di cambio vita. Il nonno era un allevatore, lei ha intrapreso un percorso di studi completamente differente: dieci anni in corsia come infermiera professionale specializzata in patologia neonatale, quindici come immobiliarista, acquistando vecchi ruderi per ristrutturali e rimetterli in vendita. Fino a quando non ha trovato un terreno che le piaceva: “Mio marito, un industriale nel campo dell’ascensoristica, viaggiava molto e si era reso conto già nel 2006 dei primi venti di crisi. Allora mi sono iscritta ad agraria, alla scuola di San Michele all’Adige. Abbiamo iniziato con i primi vini doc. Due anni dopo mio marito è venuto a mancare per un tumore, lasciandomi da sola con due bambini, di cinque e sette anni. Allora mi sono chiesta: cosa mi permette di portare avanti figli, la loro educazione, la casa e guadagnarmi uno stipendio? L’agricoltura è stata la risposta, la chiave che mi ha aperto le porte perché i bambini, dopo la scuola, potevo portarli con me e, contemporaneamente, trasmettere loro il valore del lavoro. Oggi la mia settimana è questa: tre giorni sul Monte Bondone dove coltivo l’orto, il vigneto e i piccoli frutti, e tre giorni in Val di Fiemme, la mia terra d’origine, dove invece ho api, stelle alpine e piante officinali. Il settimo giorno? Vado dove desiderano i miei figli”.