Hiroshige, uno sguardo sul Giappone dell’Ottocento alle Scuderie del Quirinale

scritto da il 12 Marzo 2018

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L’Oriente, il Giappone in particolare, è sempre apparso come un mondo lontano. Ancora di più nell’Ottocento. Eppure quel mondo così apparentemente distante ha avuto una grande influenza sugli artisti del XIX secolo in Europa, soprattutto impressionisti e post-impressionisti.

A far conoscere il Paese del sol levante sono stati per lo più gli artisti ukiyoe, i maestri dell’arte del Mondo Fluttuante. A uno di loro, Utagawa Hiroshige (1797-1858) è dedicata una mostra monografica alle Scuderie del Quirinale di Roma fino al 29 giugno. “Hiroshige. Visioni dal Giappone”. curata da Rossella Menegazzo con Sarah E. Thompson, si articola in sette percorsi tematici con 230 opere, tra silografie policrome e dipinti su rotolo.

hiroshige_il-mare-di-satta-nella-provincia-di-suruga_1858L’artista, insieme a Hokusai, è uno dei maggiori interpreti dell’ukiyoe che rappresentava i gusti e le mode del momento. E’ nelle sue diverse decine di serie e centinaia di fogli sciolti che si riconoscono anche gli antesignani delle contemporanee guide di viaggio. “Hiroshige cercava sempre un punto di vista alternativo che esaltasse le bellezze delle località e la vivacità delle sue attività umane”, spiega Rossella Menegazzo. Tra queste attività spiccano anche quelle delle donne, raffigurate in splendidi kimono (letteralmente “cosa da indossare”) che in origine identificavano ogni tipo di indumento e solo successivamente, con l’arrivo in Giappone dei costumi occidentali, indicano il caratteristico abito lungo tradizionale che conosciamo.

hiroshige_pioggia-delle-lacrime-di-tora_1833_34L’opera di Hiroshige è estremamente variegata: inizia con il formato orizzontale che trova la sua massima espressione nel trittico, poi sperimenta la forma rotonda del ventaglio rigido fino ad arrivare, all’inizio degli anni Cinquanta, al formato verticale dei dipinti su rotolo. È su questi che si riconoscono i maggiori riferimenti a Hokusai e alla sua Grande Onda, evidentemente considerata ancora un capolavoro a distanza di oltre vent’anni e a quasi dieci dalla morte dell’artista A quell’opera fa infatti riferimento Il mare di Satta nella provincia di Suruga, come si vede nella forma della schiuma dell’onda che si infrange.

Non solo il mare ma anche la descrizione dei luoghi nelle diverse stagioni e lo studio degli effetti degli agenti atmosferici come la neve, la pioggia e la nebbia sono valse a Hiroshige il titolo di “maestro delle pioggia”. Il suo capolavoro rimangono comunque le cento località celebri di Edo, serie iniziata nel febbraio del 1856. “Nello stesso periodo il governo puniva l’editore Uoei e tutti gli artisti coinvolti nella pubblicazione di un libro illustrato che mostrava parti di un castello crollate in seguito al grande terremoto dell’era Ansei senza avere prima ottenuto la liberatoria del censore”, spiega ancora la curatrice.

hiroshige_veduta-con-la-neve_1853Saranno quelle le immagini che diventeranno la fonte primaria di conoscenza del territorio giapponese che, attraverso la pubblicazione sulle riviste parigine come Le Japon Artistique, permetteranno ad artisti come Vincent Van Gogh ma anche Edgar Degas ed Henri de Toulouse-Lautrec di apprezzare le silografie ukiyoe. “Per Van Gogh queste significano una ricerca sul colore brillante e con forti contrasti, sul segno con l’inserimento di caratteri calligrafici sulla cornice e sulla composizione giocando sulla semplificazione e sullo spostamento diagonale degli elementi”, conclude Rossella Menegazzo.