A Napoli un modello virtuoso per tutelare il patrimonio e rilanciare l’occupazione dei giovani

scritto da il 30 Novembre 2017

 

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«Ragazzi andate avanti così, non vi fermate».

 

Quanti sono i giovani che oggi possono dire di sentirsi incoraggiati a credere e a realizzare i loro sogni? E quanti sono quelli che possono dire di aver ricevuto questo sostegno soprattutto al Sud, in un quartiere popolare di Napoli, come Rione Sanità? E’ spesso più facile – e frequente – incentivare a lasciare la propria terra, a cercare la fortuna altrove, al Nord o all’estero, in un’eterna rincorsa al miraggio di qualcosa di più bello. Qui, invece, è successo esattamente il contrario. Qui si è sviluppato un modello che ha fatto scuola. Dapprima le parole di due sacerdoti lungimiranti, Don Giuseppe Rassello e Don Antonio Loffredo, che hanno compreso il valore e il potenziale sviluppo del quartiere e di quel manipolo di studenti che in modo volontario aprivano le catacombe di San Gaudioso per farle conoscere e visitare. Poi il consenso del pubblico e il passaparola hanno fatto il resto. Perché non sfruttare la vocazione di quel patrimonio? Perché non unire le forze per valorizzare il quartiere, gli spazi e i suoi tesori, creando occupazione?

 

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Da questa intuizione è nata nel 2006 la cooperativa La Paranza (www.catacombedinapoli.it) che oggi a pieno regime dà lavoro a 23 soci dipendenti stipendiati (cui si aggiungono anche collaboratori saltuari): inizialmente la cooperativa si occupava della gestione e dell’apertura della Catacomba di San Gaudioso, nella Basilica di Santa Maria della Sanità e successivamente nel 2008, grazie ad un bando storico-artistico di Fondazione Con il Sud, si è dedicata anche al recupero, alla gestione e all’apertura al pubblico delle Catacombe di San Gennaro. «Eravamo poco più che adolescenti e ci chiedevamo che cosa avremmo fatto da grandi, in un rione fatto di luci e di contrasti come il nostro – commenta Vincenzo Porzio, tra i soci fondatori, che si occupa della comunicazione – ci capitava spesso, al ritorno dai nostri viaggi, di sentirci avviliti di fronte all’efficienza dei paesi stranieri. Ma allo stesso tempo eravamo consapevoli delle risorse a nostra disposizione e che potevamo fare la differenza. I primi anni sono stati quasi un’attività di volontariato. Il salto di qualità – ricorda Porzio – è arrivato nel 2008 e successivamente nel 2014 abbiamo raggiunto la sostenibilità economica del nostro progetto, grazie soprattutto ai prodotti e ai servizi culturali collaterali che offriamo costantemente, e alla rete di collaborazioni che abbiamo creato. È stato l’incoraggiamento dei visitatori che ci ha sempre dato lo stimolo per continuare ad andare avanti. Siamo fieri di aver costruito un modello che può essere replicato anche in altri siti storico-artistici». Non è un caso, infatti, che le Catacombe di Napoli, situate nel Rione Sanità che è sempre stato il centro religioso della città, necropoli anche in epoca precristiana, abbiano vinto il prestigioso premio Francovich nel 2016 conferito dalla SAMI (Società Archeologi Medievisti Italiani), sia per l’importanza storica archeologica dei monumenti, posti sotto la cura della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, sia per il lavoro attivo e innovativo svolto dai ragazzi della cooperativa che hanno raggiunto il ragguardevole risultato di oltre 100.000 visitatori.

 

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Percorsi formativi, processi di inserimento lavorativo, scambio e networking con enti, associazioni e persone hanno condotto ad una nuova mentalità che si è radicata nel quartiere e nella città che ne esce rilanciata, soprattutto contribuendo a valorizzare le professionalità, spesso avvilite da contesti poco qualificanti ed edificanti. «E’ un vento di cambiamento, innescato da un movimento che viene dal basso – aggiunge Porzio – e che viene portato avanti con entusiasmo. Lavoriamo 364 giorni all’anno, attivando sinergie con alcune realtà socio-economiche del quartiere. Non abbiamo incontrato grossi problemi e nemmeno la camorra ha mai ostacolato il nostro cammino, quanto piuttosto la burocrazia che, invece, ci ha creato non poche difficoltà. L’esperienza accumulata  – conclude – oggi ci consente di guardare al futuro con più serenità e di programmare nuove attività».