Dalla ginnastica artistica al rugby. La scelta di Aura Muzzo

scritto da il 11 Novembre 2017

 

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C’è chi dopo aver dedicato molti anni ad uno sport, decide di lasciarsi tutto alle spalle e seguire un’altra passione, per quanto strana possa sembrare dall’esterno. È questo il caso di Aura Muzzo, 20 anni, che dopo quattordici anni di ginnastica artistica, ha deciso di abbandonare attrezzi ginnici e trave per abbracciare una palla ovale e non mollarla più, nemmeno nella più fitta mischia.

Nonostante la giovane età, Aura ha già un curriculum piuttosto importante. Dopo aver giocato per i primi due anni nel Pordenone, da un anno circa milita in serie A con il Villorba Rugby e fa parte anche della nazionale. “La mia prima convocazione in nazionale è arrivata per il Seven Women’s Grand Prix Series: un torneo 7s che si è svolto in Francia. Successivamente ho vissuto una seconda esperienza di 7s a Kazan, in Russia. Ad agosto sono poi partita per il mondiale per l’Irlanda. Fin da subito, da quando mi è arrivata la convocazione sono entrata in uno stato di tachicardia: un mix di felicità ed emozione. Mi sono goduta al massimo questa esperienza, portandomi a casa tutto il possibile. Ho trovato un gruppo molto unito che mi ha aiutato sin dal primo giorno di raduno. Ed è una fortuna più unica che rara” racconta ad Alley Oop.

Ma come mai, dopo tanti anni di ginnastica artistica, la scelta è caduta proprio sul rugby? “Penso proprio di essermi innamorata di questo sport, di esserne ‘dipendente’ per diversi motivi, oltre quelli inerenti al gioco stesso. Nel rugby ogni persona può mettersi in gioco, può scoprirsi sia come persona che come atleta. Il rugby racchiude in sé valori come lealtà, onestà, sacrificio, impegno, altruismo, determinazione, senso di appartenenza, rispetto e tanti altri, che rendono questo sport singolare” spiega l’atleta.

 

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Diversamente da altri sport, il rugby riconosce, per esempio, alla figura dell’arbitro imparzialità, giustizia ed insindacabilità. Il ‘placcaggio’ dà, invece, pari opportunità alle squadre nel possesso palla che, per arrivare in meta, deve continuare a passare tra le mani dei compagni favorendo così le azioni di gruppo e non i gesti plateali di un singolo. Non solo: chi ha la palla viene, per regolamento, circondato dai compagni che lo sostengono, lo proteggono affinché non venga bloccato dagli avversari.

Questi sono solo alcuni dei valori alla base del rugby ma sono quelli per cui Aura consiglierebbe questo sport a chiunque, comprese le ragazze per superare il luogo comune che si tratti di uno sport violento e maschile: “Molto spesso viene considerato uno sport maschile, unicamente maschile, ma penso sia solamente un luogo comune, perché alla fine il rugby non è altro che uno sport che può avere sia la versione maschile che quella femminile”.

Nessun luogo comune, nessun pregiudizio, possono secondo Aura eguagliare infatti quello che questo sport ha dato e sta continuando a darle: ”Vorrei continuare a crescere sempre, imparare sempre nuove cose. Anche questa è una cosa bella dello sport: non si è mai arrivati, c’è sempre un margine di miglioramento sia fisico che mentale, al fine di avere una prestazione di volta in volta migliore. Direi quasi che lo sport è uno stile di vita: la costanza, la disciplina, il sacrificio, la voglia di migliorarsi, le vittorie e le sconfitte sono applicabili, secondo me, in qualsiasi ambito della vita. Lo sport ti aiuta a far tue tutte queste e altre cose in maniera spontanea e divertente”.

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