Metti una domenica mattina al Mudec. E tuo figlio dimentica il calcio

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Mamma io non voglio andare al Mudec, voglio andare a giocare a calcio“. Comincia così, un po’ in salita, la domenica mattina che decidi di dedicare a una attività diversa dal solito. E lo fai molto per lui, seienne, ché vanno stimolati questi bambini alla scoperta di un mondo altro rispetto alle tartarughe Ninja. E lo fai moltissimo per te, che al Mudec ci volevi andare da tanto tempo non si sa neanche bene perché. Forse per il nome esotico, che poi vuol dire Museo delle Culture.

mudecForse perché è in una zona di Milano che frequenti poco ma che ha il fascino degli edifici ricavati da operazioni di recupero di archeologia industriale. Lì dove c’era la ex fabbrica Ansaldo oggi ci sono 17.000 metri quadri di area espositiva, con una collezione permanente e le sale dedicate alle grandi mostre temporanee. E poi l’auditorium, un teatro da trecento posti dedicato alle performance e alle arti visive, il bistrot, design store, sala Forum delle Culture, sala conferenze-spazio polifunzionale, spazio per la didattica, E poi c’è Il MUDEC Lab, uno spazio interamente dedicato ai bambini, che propone visite guidate e laboratori tematici legati al percorso museale e alle mostre in corso.

mudec2Ed è lì che voglio portare Francesco oggi, che ci sono gli Egizi. Mamma che cosa sono gli Egizi? Giocano a calcio? Francesco, forse un tempo ci giocavano, adesso sono famosi per altro, ma sai che cosa andiamo a vedere? No. Le mummie. E finalmente si spalanca quello sguardo, quello che dice che la porta è aperta e io posso portarci dentro le mummie, i sarcofagi e anche lo stercoraro tanto sacro ai faraoni. Perché adesso Francesco è curioso, si mette le cuffie dell’audioguida e io con lui e tutti insieme con un altro gruppo di bambini e genitori ci mettiamo in cammino al seguito della nostra guida Paolo. Che ci conduce a scoprire la vita del faraone guerriero Amenofi II.

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E poi dentro, nella sua antichissima tomba a pilastri. E ancora su e giù tra le vicende e le peripezie della sua famiglia, faraoni, regine, principi e funzionari della XVIII dinastia. Quando arriva il momento del laboratorio, dove i bambini provano a fare gli scribi e i pittori nella Valle dei Re, Francesco non mi parla più della Juve. E’ lì, concentrato, a ricalcare l’amuleto da mettere nella tomba del faraone. Gli farà compagnia finché resuscita, vero? Vero.


Un grazie speciale a Irene, mamma conosciuta on the road, che ha fatto le foto per me mentre la batteria del mio smartphone moriva senza resuscitare.