Single, uomo e padre adottivo. Un caso di doppia morale

scritto da il 11 Ottobre 2017

 

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E’ accaduto a Napoli pochi giorni fa, ha riempito le cronache e ispirato molti editorialisti. Una bambina, una neonata afflitta da sindrome di Down, dopo sette rifiuti da parte di coppie tradizionali, è stata data in adozione a un uomo, a un single. Volendo approfondire si scopre che l’uomo ha avuto la piccola in pre affido e che molto tempo passerà ancora in attesa di una decisione definitiva da parte del tribunale dei minori. Ma non è questo il punto.

Pare anche che esista una legge dello Stato che norma le eccezioni di legge – concetto in sé che ha qualcosa di formidabile – è l’articolo 44 della legge 184 del 1983, che racconta di una forma di adozione di “seconda classe” che consente ai singoli, donne e uomini, di essere candidabili in alcuni casi, come per le gravi disabilità. Ma non è questo il punto.

Molti hanno commentato che i tempi sarebbero maturi per varare una legge che permetta di ampliare la platea di ammissibilità dell’adozione di minore, a favore dei bambini e degli aspiranti genitori. Sembra che sia anche parere della Corte Costituzionale, ma anche questo non è il punto.

Il punto, il mio punto è il desiderio di genitorialità, talmente grande e forte anche negli uomini da sorprendere l’opinione pubblica, che subito ha voluto incoronare questo nuovo – non ancora certo – padre come un eroe. Nessun eroismo, penso io, solo il coraggio di pensare e agire fuori dagli schemi di genere, quelli che tanti danni ancora stanno facendo alla parità, alla libertà di espressione individuale, al progresso legislativo e all’innovazione del welfare.

Quell’uomo di Napoli è il volto di tanti altri padri ai quali viene ammansito il racconto di una loro genitorialità di classe inferiore, nelle case, per le strade e nelle aule dei tribunali. Eppure la famiglia che quella piccola bambina e quell’uomo formeranno sarà una delle cose migliori che possiamo auguraci per il nostro futuro.