Ma c’è davvero di che gioire per l’occupazione femminile al 49,1%?

scritto da il 13 Settembre 2017

 

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Il dato sull’occupazione femminile è da record. Eppure c’è poco da festeggiare. “L’occupazione femminile è cresciuta di 1,6 punti percentuali rispetto al 2008. Ma  dobbiamo gioire del fatto che siamo ancora sotto la soglia del al 50% del totale e che abbiamo un gap enorme rispetto ad altri paesi europei?” sottolinea la statista Linda Laura Sabbadini, proseguendo poi: “Dobbiamo guardare i numeri e cercare di capire cosa sta succedendo. Siamo in una fase importante di ripresa, che però si è stabilizzata e ha un’intensità bassa. Il Pil italiano è ancora 6 punti sotto il 2008, mentre il Pil dell’Eurozona è già tornato ai livelli del 2008 nel secondo trimestre 2015. Questo incide sui ritmi di crescita dell’occupazione: se il Pil cresce lentamente, stessa cosa sarà per l’occupazione”.

Ma quali sono i numeri diffusi ieri dall’Istat? Nel secondo trimestre del 2017, il tasso di occupazione femminile è salito sale al 49,1% sulla base dei dati grezzi Istat (+0,6 punti in un anno), in crescita per il quarto trimestre consecutivo. Siamo arrivati così al livello più alto registrato nelle serie storiche iniziate nel 1977. Nonostante il recupero, avverte comunque l’Istat “la situazione occupazionale delle donne nel nostro Paese è tra le peggiori dell’Ue”: nella media 2016 l’Italia è “penultima” tra i Paesi Ue28, “con un divario di 13,2 punti rispetto alla media, seguita soltanto dalla Grecia”.

 

“Malgrado il ritardo rispetto agli altri Paesi europei, il trend dal 1977 mostra una crescita quasi costante, interrotta soltanto dai periodi di crisi”, segnala l’Istituto di
statistica. L’ultima crisi “ha molto ridimensionato un processo di lungo periodo di aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro: negli ultimi nove anni (nel confronto tra il secondo trimestre 2008-2017) la crescita del tasso di occupazione femminile, pur presente, è stata di 1,6 punti percentuali in confronto ai 6,5 punti dei nove anni precedenti”. Negli ultimi 40 anni il gap di genere del tasso di occupazione 15-64 si è più che dimezzato, scendendo dai 41,1 punti del secondo trimestre 1977 ai 18 punti del secondo trimestre 2017.

 

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“E’ vero che il gap di genere è diminuito nel tempo. Siamo arrivati a 18 punti di differenza che è meno del passato. Ma attenzione: la diminuzione non è dovuto solo all’incremento dell’occupazione femminile comunque esigua, ma anche perché è diminuita al contempo l’occupazione maschile con 3,6 punti in meno rispetto al 2008” osserva Sabbadini. Infatti se si prende la serie storica, dal secondo trimestre 1977 il tasso di occupazione maschile 15-64 anni è sceso nel complesso di 7,4 punti (dal 74,5% all’attuale 67,1%), di cui -3,6 punti dal secondo trimestre 2008. “Il gap è diminuito più perché gli uomini hanno perso posti di lavoro, che non perché le donne hanno guadagnato in occupazione. E’ esattamente il contrario di quello che succedeva prima della crisi, quando dal ’95 al 2008 c’è stata una crescita incessante dell’occupazione femminile: in quel caso il gap di genere è diminuito sulla spinta dell’incremento dell’occupazione femminile” evidenzia Sabbadini, che aggiunge: “Per le donne continua ad essere molto critica la situazione, perché già nella fase precedente alla crisi l’occupazione aveva registrato un incremento al Centro-Nord ed erano aumentate le differenze di opportunità fra donne del Nord e del Sud. Questo trend si è accentuato con la crisi, tanto è vero che se le donne del Nord arrivano a tassi di occupazione vicini alle medie europee, al sud è occupata una donna su tre”.

 

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Ma qual è l’identikit delle donne attualmente occupate? “Comincia ad arrivare un “effetto generazione”. Vale a dire che sta aumentando il peso delle ultracinquantenni fra le occupate per effetto dell’elevazione dell’età pensionabile. E non si tratta di un trend che riguarda solo le donne” spiega Sabbadini. Infatti a ben guardare i dati pre e post crisi risulta che il dato dell’occupazione relativo agli ultracinquantenni è l’unico salito dal 47% a 59%, mentre l’occupazione per i giovani sotto i 24 anni è passata dal 24,7% al 16,8%, quella tra 25 e 34 anni dal 70,4% al 61,2%, tra i 35 e i 44 anni dal 77,1 al 73%. “Sull’occupazione giovanile dobbiamo ancora recuperare 9 punti percentuali sul 2008: Negli ultimi tre anni la situazione è migliorata anche per i giovani ma di strada ne dobbiamo ancora fare tanta per recuperare ciò che si è perso” evidenzia Sabbadini, che conclude: “In Italia abbiamo 3 problemi seri sul fronte occupazionale: donne, giovani e Sud. E se si tratta di una donna giovane del Sud, questi tre problemi si concentrano in un’unica persona. Basti pensare che al Sud il tasso di occupazione complessivo fra uomini e donne è del 44 per cento. Meno della metà della popolazione lavora. Vale a dire un un tasso inferiore al tasso di occupazione femminile in Italia considerato bassissimo”.