Mamme con troppi pensieri? Relazione a rischio con i loro figli

Pensare troppo fa male.

Ditelo a una mamma con un bimbo piccolo, presa da mille pensieri sulla quotidianità, sulla gestione della casa, sul lavoro, sulla salute del bambino… “Come sarà il rientro a lavoro dopo la maternità? Come gestire il poco tempo tra cura del bambino e impegni di lavoro? Come fanno le altre mamme ad essere così brave ed efficienti e perché io sono così inadeguata?”. Se da un lato è assolutamente normale per una neomamma alle prese con una vita nuova e stravolta porsi domande di questo tipo, la troppa preoccupazione potrebbe arrivare a minare proprio la relazione madre-figlio.

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Uno studio recente ha dimostrato che quando le preoccupazioni e i pensieri negativi diventano troppo presenti e invasivi le madri diventano meno sensibili rispetto ai bisogni dei loro figli e meno responsive alle loro richieste. Lo studio (realizzato dai ricercatori dell’Università di Exter su 79 mamme di bambini da 3 mesi a un anno di età), in realtà, voleva dimostrare che la ruminazione (una brutta ma efficace definizione per definire il fatto di avere pensieri ripetitivi, invasivi, prolungati e ricorrenti sulle preoccupazioni e sulle proprie esperienze) abbinata a uno stato depressivo impoveriva la qualità della relazione madre-figlio. In realtà i risultati hanno mostrato, a sorpresa, che poco importa il tono dell’umore più o meno depresso: è proprio la ruminazione in sé a pesare sull’interazione tra una mamma e il suo bambino.

Le madri alle prese con le preoccupazioni pervasive sono totalmente concentrate su di sé in maniera non costruttiva e, nel corso dello studio, per esempio avevano pochissimi contatti visivi col proprio figlio o figlia, avevano un tono di voce piatto e inespressivo oppure non lo consolavano se era sottoposto a situazioni di elevato disagio, o ancora proponevano attività non adatte all’età del bambino. Una scarsa o povera relazione con la figura di riferimento per un bimbo dell’età considerata può anche comportare conseguenze nello sviluppo emotivo e cognitivo. Alla luce dei risultati della ricerca, il team dell’Università di Exter ha sottolineato l’importanza della comprensione delle difficoltà che le neomamme affrontano nel primo anno di vita dei loro piccoli. E’ dunque fondamentale il supporto pratico ed emotivo di chi sta intorno (famiglia, amici, il partner ma anche operatori e medici), che permetta alle mamme di modificare lo stile di pensiero, di focalizzarsi in maniera pratica e risolutiva (e non distruttiva) sui problemi.

Anche perché il rischio, ancora una volta, è che le mamme finiscano per sentirsi in colpa per la loro fatica di relazione coi loro piccoli, mentre è decisivo che siano innanzitutto comprensive con se stesse e che chiedano tutto l’aiuto possibile, anche quello di cui non pensano di avere bisogno!